Brocardi Latini

Il brocardo o broccardo è una sintetica e antica massima giuridica, tanto concisa quanto chiara, prevalentemente di tradizione latina. L’origine di questo termine va ricondotta al nome del giurista Burchardus (dagli italiani e dai francesi chiamato Brocard) vescovo di Worms (teoria liquidata dal Savigny), il quale scrisse 20 volumi di Regulae Ecclesiasticae, includendo una collezione di locuzioni latine a carattere giuridico ordinate alfabeticamente (dette Brocardica o Regulae Burchardicae). Da qui entrarono poi nell’uso comune grazie alla scuola dei glossatori di Bologna, attiva nei secoli XII - XIII. Un’altra corrente di pensiero fa discendere il termine da una corruzione delle parole pro e contra. La funzione del brocardo, indipendentemente dall’etimologia, consiste nell’enucleare dalle leggi principi, chiamati generalia.

La prima testimonianza in volgare dell'uso del termine risale al 1314, con Francesco da Barberino:

"Se' tornato Jurista?
Dolce e piana fa vista

e non troppo allegando,
leggi multiplicando.
Né curar di broccardi,
ma cerca y casi e tardi
'adira o far contesa
con chi l'à prima impresa,
ch'uno experto è più dextro
che tu di leggi presto."

 

 

 


 

Un utilizzo particolare del brocardo si riscontra nell’insegnamento di Pillio maestro della scuola di Modena, nel periodo dei grandi glossatori (XII-XIII secolo). Per far apprendere ai suoi allievi i meccanismi e gli strumenti giuridici utilizzava i brocardi prendendo massime dalla compilazione giustinianea e a questi adduceva degli argomenta o generalia, cioè argomentazioni a favore e contro il principio espresso nell’opera di Giustiniano, da qui avveniva un dibattito su due fronti da una parte pro e dall’altra contro. Il brocardo infine metteva la solutio (soluzione) delle contraddizioni per aiutare gli studenti a capire e rendere armonico l’ordinamento.

  • A communi observantia non est recedendum. Non bisogna discostarsi dall'uso comune.

  • Beneficium abstinendi. Beneficio di astenersi ( ad es. nell'accettazione dell'eredità)

  • Casus fortuitus a mora excusat. Il caso fortuito giustifica dalla mora.

  • Causa causae est causa causati. La causa della causa è la causa di ciò che è stato causato

  • Coactus voluit, sed voluit. La costrizione ad agire in qualche modo non significa assenza totale di volontà da parte di chi viene costretto. Da ciò l'annullabilità, e non la nullità, dell'atto da lui compiuto.

  • Consensus, non amor, facit nuptias. Il consenso, non l'amore, fa le nozze (massima del diritto canonico).

  • Dormientibus iura non succurrunt. la legge non soccorre chi trascura i propri diritti.

  • Dura lex, sed lex

  • Ei incumbit probatio qui dicit, non qui negat. l'onere della prova incombe a chi afferma ( a colui che vuole far valere un diritto in giudizio ) non a chi nega.

  • Excusatio non petita, accusatio manifesta. Scusa non richiesta, accusa manifesta (ovvero: chi avanza delle scuse senza che siano state esplicitamente richieste, si accusa da solo).

  • Ignorantia legis non excusat. L'ignoranza della legge non scusa.

  • In claris non fit interpretatio. Se una norma è chiaramente intelligibile non è necessario darne una interpretazione.

  • In dubio pro reo. Nel dubbio, giudica in favore dell'imputato.

  • In iure non remota causa sed proxima spectatur. In legge non è la causa più remota, ma quella più prossima che è rilevante.

  • Inadimplenti non est adimplendum. Nessuno deve rispettare una obbligazione se la controparte non adempie la propria.

  • Iura novit curia. Il giudice conosce la legge.

  • Ne bis in idem. Non due volte per la medesima cosa.

  • Nullum crimen, nulla poena sine praevia lege poenali. Non c'è né crimine né pena senza una preventiva legge penale.

  • Nullum crimen sine lege. Nessun reato senza legge. Nessun fatto può essere considerato come reato se ciò non sia previsto da una legge dello Stato.

  • Obligatio est iuris vinculum, quoad necessitate adstringimur, alicuius solvendae rei, secundum nostrae civitatis iura. L'obbligazione è un vincolo giuridico che stringiamo per regolamentare una situazione secondo le leggi dello Stato.

  • Pacta sunt servanda. I patti sono legge tra le parti (letteralmente, "i patti vanno rispettati").

  • Quod omnes tangit ab omnibus approbari debet. Occorre l'unanimità dei consensi per quello che riguarda i beni comuni.

  • Scire leges non est earum verba tenere, sed vim ac potestatem. Conoscere le leggi non è imparare mnemonicamente i testi, ma comprenderne lo spirito e la forza

  • Semel heres, semper heres. Una volta erede, si è per sempre erede, in tema di successioni, ovvero l'irrinunziabilità della qualità di erede una volta acquistata.

  • Solve et repete. Prima adempi alla tua obbligazione, poi chiedi il rimborso.

  • Ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit. Dove la legge ha voluto ha detto, dove non ha voluto ha taciuto.   

  • Cum quaeritur in stipulatione quid acit sit, ambiguitas contra stipulatorem est.
    Quando vi sia una controversia in una contrattazione, su cosa sia stato stabilito con una clausola, l'ambiguità si ritorce contro l'autore della clausola stessa.

  • Verbis obligamur, cum praecedit interrogatio, et sequitur congruens responsio.
    Ci obblighiamo con le parole, quando precede una proposta, e segua una appropriata risposta.

  • Do ut des. Ti dò perché tu mi dia (Paolo, Digesto, 19,5,5).
    Formula giuridica che indica forme di compravendita e scambio: "Aut enim do tibi ut des, aut do ut facias, aut facio ut des, aut facio ut facias" « o infatti ti dò perché tu mi dia, o ti dò perché tu faccia, o faccio perché tu mi dia, o faccio perché tu faccia »: essa indica la permuta, cioè il contratto per cui la prestazione eseguita e quella fornita in cambio consistono entrambe in un trasferimento di proprietà. Oggi, entrata nel linguaggio comune, si usa per indicare un patto - anche implicito - di favori reciproci.

  • Contra scriptum testimonium, non scriptum testimonium non fertur.
    Non si porta un teste orale, contro una prova che sia costituita da un documento scritto.

  • Si pignore creditor utatur, furti tenetur. Se il creditore utilizza per se stesso la cosa che ha ricevuto in pegno, commette appropriazione indebita.

  • Hi qui accessionis loco promittunt, in leviorem causam accipi possunt, in deteriorem non possunt. Coloro che si obbligano in via accessoria, possono essere tenuti a una obbligazione più mite, non a una più gravosa.

  • Falsitas non punitur quae non solum non nocuit, sed nec erat apta nocere.
    La falsificazione non è punita non solo se non ha causato danno, ma neppure se non era idonea a nuocere.

  • Advocati non ultra quam litium poscit utilitas in licentiam conviciandi et maledicendi temeritate prorumpant. Gli avvocati non prorompano con irruenza in licenza di invettive e di maldicenze, più di quanto richiedano le esigenze dei processi.

  • Nuptiae sunt coniunctio maris et feminae, consortium omnis vitae, divini et humani iuris communicatio. Il matrimonio è l'unione di un uomo e di una donna, un consorzio per tutta la vita, una comunione fra diritto divino e quello umano.

  • Cum sunt partium iura obscura reo favendum est potius quam actori.
    Quando le ragioni delle parti non sono limpide, bisogna favorire il convenuto piuttosto che l'attore.

  • In communi causa, quoties alter appellat, alter non, alterius victoria ei proficit qui non provocavit, si una eademque causa fuit defensionis. In un processo comune a più imputati, qualora l'uno appelli e un altro no, la vittoria dell'uno giova anche a chi non abbia appellato, se una sola e identica era stata la loro linea difensiva.

  • Tempus lugendi. Periodo di lutto vedovile (Il tempo del piangere).
    Il periodo di tempo (300 giorni) che la vedova deve rispettare prima di poter contrarre nuove nozze. Questo intervallo temporale (detto lutto vedovile) mira ad evitare difficoltà nell'attribuire la paternità ai figli che dovessero nascere.

  • Ea, quae dari impossibilia sunt, vel quae in rerum natura non sunt, pro non adiectis habentur. Le cose che sia impossibile dare, o che non esistano in natura, sono considerate non indicate (nel testamento).

  • Absolutio ab actione. Assoluzione dall'azione.

  • Usurae palliatae.Usura nascosta (in vendite rateali ecc.).

  • Confessio soli confitenti nocet. Una confessione aggrava la posizione processuale soltanto di colui che ha confessato (e non quella dei coimputati).

  • Excepitio plurium concumbentium. Contestazione di una paternità, motivata con l'affermazione di più congressi carnali della donna con vari uomini.

  • Aliunde. Proveniente, o ricavabile, da atti processuali svoltisi in un altro processo riguardante lo stesso imputato.

  • Pactum de retro-emendo. Diritto di ricomprare il bene restituendo il prezzo. Patto di riscatto.

  • Confusione perinde extinguitur obligatio ac solutione.Un'obbligazione si estingue per confusione come per avvenuto adempimento.

  • Pretium sceleris. Prezzo della scelleratezza. Danaro pagato per una prestazione contraria al buon costume o criminosa.

  • Albo signanda lapillo (dies). Data da segnare con una pietra bianca.
    Il calendario romano aveva in origine una funzione religioso-politica, serviva cioè a indicare i giorni in cui era lecito prendere decisioni (indicati in bianco), e quelli in cui era preferibile astenersi da qualsiasi attività pubblica (i giorni nefasti, segnati in nero). Col tempo si perse questo valore originario dei colori, ma a livello popolare il dies albus (il giorno segnato in bianco) continuò a indicare una data favorevole, fortunata, da ricordare o da sfruttare favorevolmente.

  • Quot servi, tot hostes. Tanti servi, tanti nemici. Un proverbio che si basa sulla convinzione che gli individui più sono servili più sono pericolosi, poiché vigliacchi e pronti a colpire alle spalle.

  • Sat cito si sat bene. E' abbastanza presto, se è fatto abbastanza bene. (Catone). Un invito alla prudenza e alla ponderatezza. Un consiglio a non affrettare i tempi.

  • Fides scripturae est indivisibilis. Una scrittura fa fede per intero. E quindi non si può darle credibilità solo su alcuni punti.

  • Ubi societas ibi ius. Dove c'è un'organizzazione sociale lì c'è il diritto.

  • Nemo pro parte testatus pro parte intestatus decedere potest. Nessuno può morire avendo in parte fatto testamento e in parte non avendolo fatto.
    Regola del diritto romano secondo cui se in un testamento è nominato solo un erede, e per una sola parte delle sostanze del defunto, egli diventa automaticamente erede universale (heres ex asse).

  • Quum via publica fluminis impetu vel ruina amissa est, vicinus proximus viam praestare debet. Quando la strada pubblica sia scomparsa per la piena di un fiume, o per una frana, il vicino più prossimo deve concedere il passaggio.

  • Generaliter cum de fraude disputatur non qui habeat actor, sed quid per adversarium habere non potuerit considerandum est. Di solito, quando si discute di una frode, non bisogna considerare ciò che l'attore ha, ma ciò che non ha potuto avere per fatto dell'avversario.

  • Animus locupletandi. Intenzione di procurare (a se stessi, o ad altri) un vantaggio.

  • Contractus non utique in eo loco intelligitur quo negotium gestum sit, sed quo solvenda est pecunia.Un contratto non si considera senz'altro stipulato laddove venne concluso il negozio giuridico, ma là dove deve essere pagata la somma pattuita.

  • Furioso sententia dici non potest. Contro chi sia infermo di mente non è consentito pronunciare una sentenza.

  • Non semper ea quae cum minoribus geruntur rescindenda, sed ad bonum et aequum redigenda sunt. Non sempre i negozi conclusi con i minori sono da annullare, ma si possono riportare a ciò che sia valido ed equo.

  • Analogia legis. Analogia di trattamento giuridico fra un caso che non sia previsto da una norma e un altra che sia stato già previsto.

  • Extinguitur crimen mortalitate. Il delitto si estingue con la morte del reo.

  • Unicuique suum. A ciascuno il suo. E' compito della giustizia — e dovere del giusto — attribuire a ciascuno ciò che gli spetta. (utilizzata anche per richiamare a distinte responsabilità e competenze).

  • Referens, sine relato, non probat. L'affermazione di qualcuno il quale si riferisca a ciò che dice un altro, in assenza di questi che possa confermarla, non costituisce una valida prova.

  • Nullum cum litigatore, quem in propriam recepit fidem, contractum ineat advocatus, nullam conferat pactionem. L'avvocato non deve stipulare alcun contratto con il litigante che ha accettato di difendere, né concluda con lo stesso alcun patto (sulle cose oggetto della controversia).

  • Furor contrahi matrimonium non sinit, quia consensu opus est, sed recte contractum non impedit. L'infermità mentale non consente di contrarre matrimonio, poiché per questo è necessario il libero consenso; però (se sopravviene) non rende nullo il matrimonio che sia stato contratto in piena salute.

  • Furtum sine conterctatione fieri non potest, nec animo furtum admittatur. Un furto non può avvenire senza l'impossessamento di una cosa altrui, né furto è realizzabile con la sola intenzione di rubare.

  • Posteriores enim cogitationes... sapientiores solent esse. I pensieri che vengono in un secondo momento di solito sono più saggi. (Cicerone, Filippiche)

  • Traditio nihil amplius transferre debet vel potest ad eum qui accipit, quam est apud eum qui tradit. La consegna della cosa venduta non deve e non può trasferire, a chi la riceve, nulla di più di quanto sia nella disponibilità di colui che l'esegue.

  • Contractus non utique in eo loco intelligitur quo negotium gestum sit, sed quo solvenda est pecunia .Un contratto non si considera senz'altro stipulato laddove venne concluso il negozio giuridico, ma là dove deve essere pagata la somma pattuita.

  • Nihil inimicius quam sibi ipse. (Cicerone) Niente vi è più nemico di se stessi.

  • Obligatio est iuris vinculum quo necessitate adstringimur alicuius solvendae rei secundum nostrae civitatis iura .L'obbligazione è un vincolo giuridico in forza del quale siamo costretti a pagare qualche cosa secondo le norme del nostro Stato.

  • Ad metalla. (Condanna) alle miniere (dal linguaggio giuridico)
    La condanna ai lavori forzati di solito prevedeva l'invio ad metalla, cioè alle miniere di metalli preziosi ubicate nelle zone periferiche dell'Impero. Di solito questa condanna equivaleva a una sentenza di morte, in quanto ai tempi dell'Impero la prospettiva di sopravvivenza per un lavoratore in miniera era di pochissimi anni. I più fortunati invece potevano essere condannati ad vias, cioè ai lavori di costruzione o manutenzione delle strade.

  • Miscere sacra profanis (Orazio). Mischiare cose sacre e profane.
    Espressione che indica un modo di procedere disordinato, confuso dove gli elementi si mescolano senza tenere conto delle debite differenze.

  • Satia te sanguine, quem sitisti. Saziati di sangue, come assetato ne fosti.
    (ovvero, se hai percorso una strada, subiscine le conseguenze).

  • Ad usum Delphini. Per l'uso del Delfino.
    Significa per uso limitato. Espressione usata quando si parla di un testo che ha subito qualche variante per essere più comprensibile. Il precettore del Delfino (figlio primogenito del re di Francia Luigi XIV) usava variare i testi originali dei classici latini, per permettere al giovane, poco intelligente, di capirne il significato.

  • Stipulatio non valet, in rei promittendi arbitrium collata condicione. Un contratto, con condizione rimessa all'arbitrio del debitore, non ha valore.

  • Iudex ad certam rem datus, si de aliis pronuntiavit quam quod ad eam rem pertinet, nihil egit . Un giudice designato a decidere su una data vertenza, se invece ha deciso su un'altra questione diversa da quella sottoposta a giudizio, ha compiuto un atto nullo.

  • Non datur falsum in scriptura quae non est apta nocere. Non viene considerato il falso in una scrittura che non sia idonea ad arrecare danno.

  • Accessorium sequitur suum principale. Ciò che è dipendente segue ciò da cui dipende.
    Principio giuridico in base al quale il proprietario di una cosa diventa proprietario anche di tutto ciò che ad essa è indissolubilmente collegato (è il caso, ed es., delle spese o dei frutti che riguardano una cosa).

  • Error communis facit ius. L'errore comune fa legge. Nell'uso comune, questa formula indica la relatività del diritto: ciò che astrattamente sarebbe una colpa, se generalizzato, diventa norma. In realtà essa esiste già nella legislazione latina. Così infatti Paolo, nel capitolo intitolato De suppellectile legata « dei mandamenti riguardanti i mobili », scrive: Error ius facit (propter imperitiam testatoris), intendendo che, nel caso di imperizia del testatore, l'opinione volgare riguardo l'interpretazione delle parole può creare un diritto.

  • Adversus hostem aeterna auctoritas (esto) . Per gli stranieri ci sia sempre il diritto di rivalsa.
    E' questa una delle leggi delle Dodici tavole, citata da Cicerone: si tratta di una norma che regolava le compravendite, la quale prescriveva che un romano, se vendeva qualcosa a uno straniero, fosse sempre pronto a garantirlo contro eventuali pretese di terzi (questa actio auctoritatis portava in caso di soccombenza ad un risarcimento del doppio); la auctoritas, poi, era aeterna solo nel caso di compravendite con stranieri, perché in quelle con i cittadini romani cessava al momento in cui il compratore diventava possessore per usucapione.

  • Leges et constitutiones futuris certum est dare formam negotiis, non ad facta praeterita revocari . Le leggi tutte, chiaramente, danno regole per i negozi giuridici futuri, e non possono far revocare fatti giuridici ormai perfezionati.

  • Vigilantibus jura succurrunt, non dormientibus. La legge aiuta le persone diligenti ed informate, non quelle negligenti e trascurate.

  • Numquam nuda traditio transfert dominium. La consegna pura e semplice di una cosa non è mai sufficiente a trasferire un diritto di proprietà.

  • Novatione legitime facta liberantur hypothecae et pignus, et usurae non currunt.
    Compiuta una novazione ai sensi di legge, si liberano ipoteche e pegni, e non decorrono interessi.

  • Qui sed iudicis incopetentis iurisdictioni semel, illus iurisdictionem agnoscere videtur.
    Colui che si sia assoggettato una sola volta (alla prima udienza) alla giurisdizione di un giudice incompetente, dimostra di riconoscerne la competenza.

  • Cuius est dare, eius est disponere. A chi è consentito donare, è consentito anche imporre condizioni.

  • Legittima suspicione. Per un legittimo sospetto (di pericolosità, o inopportunità, della celebrazione di un processo in un dato luogo).

  • Cum inofficiosum testamentum arguitur, nihil ex eo testamento valet.
    Quando ci si accerta che un testamento non rispetta la legittima, di quel testamento nulla vale.

  • Intelligendus est mortis tempore fuisse, qui in utero relictus est.
    E' da considerarsi già esistente al tempo della morte del padre, chi fu da questi lasciato nell'utero della madre.

  • Adducere inconveniens non est solvere argumentum. Portare eccezioni non è mai risolvere la questione.

  • Hereditas etiam sine ullo corpore iuris intellectum habet. Un'eredità ha valore legale anche se non viene lasciato alcun bene patrimoniale.

  • Iudex ad certam rem datus, si de aliis pronuntiavit quam quod ad eam rem pertinet, nihil egit . Il giudice assegnato ad una data vertenza, se ha deciso su altre questioni, e non su ciò che attiene a quella sottopostagli, ha compiuto un atto nullo.

  • Prior in tempore, potior in iure . A parità di elementi va privilegiato chi ha conseguito precedentemente un dato status giuridico.

  • Res nullius.Una cosa di nessuno .Termine giuridico che indica che un oggetto che non ha un suo proprietario diventa proprietà di tutti, cioè dello Stato.

  • Orta proprietatis et possessionis lite, prius possessionis quaestio decidenda est.
    Iniziata una causa su proprietà e su possesso, bisogna decidere prima la questione relativa al possesso.

  • Curia pauperibus clausa est. La porta della curia rimane chiusa per i poveri (Ovidio). La giustizia, a causa dei suoi costi elevati, talvolta risulta inaccessibile alla povera gente.

  • Narra mihi factum, dabo tibi ius. Narrami il fatto, ti darò il diritto.
    Riferita principalmente alla posizione del giudice di fronte alle parti: dove appunto gli vengono resi noti i fatti attraverso il processo.

  • Excusatio non petita, accusatio manifesta. Scusa non richiesta, accusa manifesta. (San Girolamo).Nella sua forma originale: Dum excusare credis, accusare «mentre credi di scusarti, ti accusi».

  • Legum servi sumus ut liberi esse possimus. Siamo servi della legge per essere liberi. (Cicerone)

  • Ius postulandi. Diritto (meglio: facoltà) di proporre domande in giudizio per il proprio patrocinato.

  • In facultativis non datur praescriptio .Non è prevista la prescrizione estintiva delle facoltà giuridiche.

  • Testis non est iudicare .Non spetta al teste esprimere giudizi.

  • Fumus persecutionis. Sospetto di persecuzione. Espressione usata per designare un'atmosfera persecutoria che pregiudica la posizione dell'assistito.

  • In pari causa turpitudinis, melior est condicio possidentis. A parità di situazioni illecite, è migliore la condizione di chi possiede.

  • Qui provocet, nondum damnatus videtur. Chi impugni una sentenza, non è ancora considerato condannato.

  • Qui recipit, tenetur etiamsi sine culpa eius res periit, vel damnum datum est. Chi riceve una cosa resta obbligato, anche se la cosa stessa sia perita, o si sia verificato un danno, senza sua colpa.

  • Periculum in mora . Rischio (di perdere le garanzie di un credito) nel ritardo.

  • Ficta confessio .Una confessione presunta - Una confessione ricavabile da altri fatti inequivoci e spontanei del soggetto.

  • Beneficium excussionis (ovvero: ordinis). Facoltà, per il fideiussore, di chiedere la preventiva escussione del debitore.

  • Cui prodest scelus, is fecit. Ha commesso il delitto colui cui ha portato giovamento.
    Espressione ancora molto nota particolarmente nella forma « Cui prodest? », per dire che al fine di svelare un mistero bisogna in primo luogo chiedersi chi abbia tratto effettivo giovamento dell'accaduto e lì appuntare i sospetti.

  • Solve et repete . «Paga e poi richiedi»: clausola della non opponibilità di eccezioni per ritardare o evitare la prestazione dovuta.

  • More uxorio. Secondo il modo di vita degli sposati- Come marito e moglie
    Espressione nata come eufemismo per indicare un'amante che veniva trattata "come una moglie", e poi in seguito applicata non solo alla donna, ma al tipo di ménage che la coppia conduce, cioè una convivenza che si distingue dal matrimonio solo perché non è regolarizzata da nessun atto formale.

  • Societas delinquere non potest . La società civile non può commettere delitti.

  • Fructis non intelleguntur nisi deductis impensis.Chi non è proprietario ma ha sostenuto spese per la produzione e la raccolta di frutti e adesso deve restituirli ha diritto al rimborso delle spese sostenute nel limite del valore degli stessi frutti.

  • Servitus est qualitas rei imposita, qua quis ius suum deminuit, alterius auxit.
    La servitù è una condizione imposta a un bene, per effetto della quale una persona vede il proprio diritto scemare, mentre un'altra vede il proprio diritto aumentare.

  • Fere in omnibus poenalibus iudiciis et aetati et imprudentiae succuritur. Quasi in tutti i processi penali si indulge sia all'età, sia all'inesperienza.

  • Ubi lex voluit. Dixit. Ubi noluit. Tacuit. Dove la legge ha voluto, si è pronunciata, dove non ha voluto, non si è pronunciata. Nata come proverbio, divenuta sentenza, passata quindi nel linguaggio giuridico questa frase indica che la legge si può applicare solo ai casi previsti e non a (tutti) quelli analoghi.

  • Emptio non tollit locatum. L'acquisto (da parte di un terzo della cosa locata) non elimina la locazione.

  • Incivile est nisi tota lege perspecta una aliqua particula eius proposita iudicare vel respondere (Celsus) . Non è conforme all’attività del giurista dare giudizi o responsi senza aver prima esaminato l’intera disposizione normativa e sulla base solo di una qualche sua piccola parte.

  • Contra non valentem agere non currit praescriptio. Non decorre prescrizione contro colui che non può esercitare un diritto. Principio secondo cui l'impossibilità di fatto di agire in cui venga a trovarsi il titolare di un diritto influisce sul decorso della prescrizione. È il principio che ha ispirato la nota sentenza della Corte Costituzionale n. 63 del 1966, con la quale si è riconosciuto che la prescrizione non decorre durante il rapporto di lavoro; proprio perché lo stato di soggezione psicologica del lavoratore nei confronti del datore di lavoro e il timore di eventuali rappresaglie, impediscono il più delle volte ai lavoratori di far causa in costanza di rapporto. In base a questo principio si ritiene infatti che il lavoratore non sia in grado di esercitare i propri diritti e gli si concede quindi di farli valere in giudizio alla fine del rapporto, anche se questi fossero eventualmente già caduti in prescrizione.

  • Lex est araneae tela, quia, si in eam inciderit quid debile, retinetur; grave autem pertransit tela rescissa. La legge è come una ragnatela: se vi cade qualcosa di leggero essa lo trattiene, mentre ciò che è pesante la rompe e scappa via.

  • Iniuriae sunt quae aut pulsatione corpus, aut convicio mores, aut aliqua turpitudine vitam alicuius violant . Offese sono quelle azioni che violano la vita di qualcuno o con colpi inferti al corpo, o con un insulto alla sua moralità, o con qualche altra nefandezza.

  • Alienatio quum fit, tum ea causa dominium transferimus quae esset futura, si apud nos ea res mansisset . Una volta avvenuta una vendita, cediamo anche le cose future che dovessero eventualmente aggiungersi alla cosa venduta.

  • Non possunt conveniri fideiussores, liberato reo transactione. I fideiussori non possono essere convenuti, se il debitore è stato liberato con una transazione.

  • Crimen contrahitur si et voluntas nocendi intercedat . Si commette un delitto solo se sussista (oltre all'azione) anche la volontà di nuocere.

  • Appellata est mutui datio ad eo, quod «ex meo tuum» fit; et ideo, si non fiat tuum, non nascitur obligatio . La consegna di una cosa a titolo di mutuo è così definita, perché «il mio tuo» diventa; pertanto, se il mio non diventa tuo, l'obbligazione non nasce.

  • Recognitio nil dat novi . La ricognizione non attribuisce un nuovo diritto.

  • Omnes actiones post litem inchoatam et ad haeredes transeunt . Tutte le azioni, una volta instaurata una causa, si trasferiscono anche agli eredi.

  • Si quid universitati debetur, singulis non debetur; nec quod debet universitas singuli debent. Se la persona giuridica ha un credito, ai singoli soci nulla è dovuto; né questi debbono pagare ciò che quella debba pagare.

  • Analogia in malam partem . Applicazione analogica di una norma a danno dell'imputato.

  • Fraudis interpretatio semper in iure civili non ex eventu dumtaxat, sed ex consilio quoque desideratur .In diritto civile l'interpretazione della frode non si attiene sempre all'evento, ma anche all'intenzione.

  • Fraudis interpretatio semper in iure civili non ex eventu dumtaxat, sed ex consilio quoque desideratur . In diritto civile l'interpretazione della frode non si attiene sempre all'evento, ma anche all'intenzione.

  • Factum lex, non sententiam, notat . La legge prende in considerazione il fatto, non l'intenzione.

  • Delegatio debiti nisi consentiente stipulante et promittente debitore iure perfici non potest. Una delegazione di debito non può essere giuridicamente perfezionata senza il consenso di chi la stipula, e senza la promessa di pagamento fatta dal nuovo debitore.

  • Non alienat qui dumtaxat omittit possessionem . Non si spoglia del suo diritto di proprietà colui che soltanto perde il possesso.

  • A fortiori (ratione). A maggior ragione.